13/01/2017, 13:06

Scrivono di noi » La Nuova Sardegna del 13.01.2017: I pastori del nuorese: "Vicini al baratro"

Le opinioni dei protagonisti del braccio di ferro con gli industriali e la replica di un trasformatore: il prezzo lo fa il mercato

I pastori del Nuorese: «Vicini al baratro»

di Michela Columbu OLLOLAI Prezzi dei mangimi altissimi, zero investimenti per la stagione con i terreni non lavorati, liquidità al minimo. Questi tre punti riassumo la situazione attuale degli ovili della Sardegna: quelli dei pastori che vendono il latte alle grandi imprese di trasformazione. Con il prezzo del latte più basso di sempre si riescono a coprire le spese ordinarie di gestione, e a malapena quelle. Trentacinque anni fa un litro di latte sfiorava le 1300 lire, ora rasenta il ridicolo attestandosi a meno di 60 centesimi. L'attenzione è tutta sulla Quinta commissione del Consiglio Regionale (delegata due giorni fa proprio dal consiglio Regionale a risolvere la questione), quella che lavora per risolvere le problematiche delle attività produttive e che in quindici giorni al massimo dovrebbe dare una risposta agli oltre 12mila aziende: il principale comparto economico della Sardegna guarda al palazzo di via Roma con sguardo critico e arrabbiato e aspetta la messa in atto delle soluzioni che sono state enunciate nel Parlamento sardo due giorni fa. Soluzioni che dovrebbero intervenire a risolvere una situazione "potenzialmente esplosiva" come l'hanno definita i vertici di Coldiretti Sardegna, l'associazione regionale con il numero di associati più alta e che a dicembre ha coinvolto i sindaci di tutti i 377 comuni sardi per deliberare nei consigli comunali una richiesta d'intervento immediata da parte della Regione. «Stiamo a vedere cosa riescono a fare in Consiglio Regionale – interviene nella questione Giovanni Cugusi, sindaco di Gavoi e pastore – dal momento che non si capisce perchè l'assessorato sia ancora senza una guida in un periodo difficile come questo. Cosa possiamo fare noi pastori? "Poderamus" finchè riusciamo. Andiamo avanti come possiamo, con la solita caparbietà che ci contraddistingue, ma mi vien difficile immaginare che in quindici giorni si trovi una soluzione». Della stessa opinione la giovane imprenditrice agricola di Oniferi Maria Giovanna Piras, con azienda agricola che diversifica le produzioni, avendo anche un allevamento di bovini. «È difficile fare progetti e pensare a lungo termine. Ad aggiungersi al prezzo del latte ovino troppo basso ci sono anche i soldi fermi in Agea, oltre alle misure del Psr che non partono. Questo perchè non c'è una visione di chi ci governa a favore, si rincorre sempre l'emergenza». Anche Totore Sedda, industriale caseario gavoese con impianto di trasformazione a Marrubiu, punta il dito contro una politica assente da troppo tempo. «Il prezzo del latte lo fa il prezzo del formaggio e nei magazzini ci sono scorte di pecorino invendute, che il mercato non vuole». Sedda individua nella causa dell'abbassamento del prezzo del pecorino da 9 a 4,50 «l'azione del sistema cooperativistico, che in mancanza di capitali, è obbligato a svendere il prodotto». E continua: «Se la Regione da seguito a quello che dice e mette in atto le misure tramite la Sfirs, impostando il sistema attivo nelle regioni del nord dove esiste ad esempio il minibond garantito da forme di Parmigiano Reggiano, allora anche il sistema delle cooperative, così come quello degli industriali, non sarebbe costretto ad obbedire a queste rigide leggi di mercato». Ma se la Regione ritirasse le giacenze il prezzo del latte salirebbe?. «Certo, significherebbe dare respiro a tutta la filiera».

 

 

Arbau: il ruolo della Regione è fondamentale

OLLOLAI Il confronto è inevitabile, a volte suggerisce soluzioni. Osservando i mercati di latte ovino al di là del Tirreno si scoprono differenti condizioni e, allo stato attuale, migliori prospettive per il comparto. Un'azienda della Val D'Orcia, con allevamento di ovini di razza sarda, produzione di latte e conferimento a un'industria locale di trasformazione, ha un contratto di un euro al litro. «I prezzi partono dai 95 centesimi per arrivare a 1,10, l'oscillazione di prezzo cambia anche in base alla tipologia di latte, in base alla quantità di grasso e proteine – spiega il titolare – e il prezzo è stabile dall'anno scorso». Anche la gestione del sistema del Roquefort, produzione casearia tipica del sud della Francia, potrebbe fungere da esempio per la ricerca di soluzioni: si tratta un mercato con produzioni di latte controllate, gestito da un tavolo interprofessionale al quale partecipano in uguale misura pastori e industriali con la conseguente stabilità delle condizioni per produttori di latte e trasformatori. In Sardegna, se determinate soluzioni venissero applicate, diventerebbe un'isola felice. A suggerire una soluzione possibile e attuabile è il movimento politico la Base Sardegna, guidato da Efisio Arbau, sindaco di Ollolai e che conta un rappresentante in Consiglio Regionale con Gaetano Ledda. Proprio quest'ultimo due giorni fa è intervenuto nella seduta che aveva all'ordine del giorno l'annosa questione, illustrando le idee per risolvere l'emergenza del momento: «Un prezzo unico definito e concordato, con la Regione che finanzia l'ammasso e/o l'acquisto del pecorino romano in magazzino, - spiega Efisio Arbau - è l'unica soluzione possibile, immediata e strategica perchè salva tutto il sistema e orienta il mercato». (m.c.)

 

I piccoli produttori e trasformatori rappresentano un’isola felice in un comparto in difficoltà

Nei minicaseifici la chiave del riscatto

OLZAI C’è un’isola felice tra i pastori che non vivono il dramma del prezzo del latte. Sono coloro che hanno deciso di seguire in prima persona il percorso del loro prodotto: dalla mungitura al piatto. Un esercito sempre più numeroso e con un età media bassa che munge, trasforma, studia e ricerca i mercati, e vende i propri formaggi all'estero soddisfando consumatori che prediligono prodotti ricercati e di nicchia. Sono i pastori multifunzionali che oggi vengono premiati dal mercato senza vivere l’ansia di dover vendere il proprio latte al prezzo di quarant’anni fa. Pastori che si formano, diversificano e innovano portando nel mercato pecorini nuovi che il consumatore apprezza. E grazie a loro che è sono nati i pecorini con caglio vegetale, senza lattosio, con caglio di maialetto, le mozzarelle di latte ovino, il Grananglona. Per loro oggi non esiste crisi, così come non si sono pentiti della propria scelta due anni fa quando alcuni colleghi hanno spuntato dalle cooperative prezzi intorno all’euro e 40 centesimi. L’azienda Erkiles di Agostino Curreli di Olzai ha trovato la sua fortuna con il formaggio con caglio vegetale. Scelte non facili ma frutto del coraggio e dal saper vedere lungo. Quando partecipò ad un corso per casari a Nuoro presieduto dal tecnologo caseario Bastianino Piredda, colse al volo l’opportunità prospettata dal tecnico. «Molti ironizzarono, io non ci dormii la notte – racconta Curreli –. Il giorno dopo chiamai in azienda Piredda per cominciare le prove di lavorazione». Una scelta che lo ha portato, grazie anche alla collaborazione di Giangavino Murgia che gli segue la comunicazione, a vendere il proprio formaggio per la quasi totalità in Gran Bretagna, dove lo scorso anno gli hanno proposto di raddoppiare le produzioni. Il suo prodotto inoltre è stato il primo a ottenere la classificazione di pecorino vegetariano. (m.c.)