21/12/2016, 17:28

Scrivono di noi » da La Nuova Sardegna del 21.12.2016 I Comuni si mobilitano sul prezzo del latte ovino

E' una situazione che rischia di esplodere quella delle campagne sarde. Il prezzo del latte continua a rimanere sotto i livelli minimi di sopravvivenza aziendale, e quando non è garantita una equa remunerazione, è inutile andare avanti. I tempi stringono e chi conferisce ai trasformatori è legato con un cappio al collo, condannato a non ragionare sul lungo periodo per fare gli investimenti ordinari, quelli che di un'azienda ne garantiscono l'esistenza. Ormai di soppravvivenza si tratta, stante questa situazione si rischia la chiusura, il fallimento. I sindaci che ogni giorno si confrontano con i propri concittadini lo sanno bene a quali pericoli le proprie comunità potrebbero andare incontro. Ricorrono così allo strumento amministrativo della consulta per mandare una formale e chiara richiesta alla Regione Sardegna: risollevare le sorti del comparto con un intervento risolutivo ora sul prezzo del latte, e ragionare sul futuro perchè situazioni del genere non si possono e non si devono mai più verificare. E così che in tanti Municipi si convocano i Consigli Comunali e si delibera sull'adesione al Comitato di crisi per il latte ovino predisposto dalla Coldiretti Sardegna l'11 dicembre scorso in occasione della Festa regionale del Ringraziamento. In quella data, all'incontro per discutere della questione si presentarono sindaci da diverse parti della Sardegna uniti nell'intento di sollevare un'unica voce. Il primo dei Comuni a deliberare è stato Ollolai, l'ha fatto nei giorni scorsi e a ruota stanno seguendolo Gesturi (Consiglio Comunale ieri), Marrubiu domani, Burcei, Sorgono, Gavoi, Sarule, Olzai per citarne alcuni. “Storicamente la nostra comunità è sempre stata in prima linea a difesa dei pastori – spiega Efisio Arbau primo cittadino di Ollolai – nei primi anni novanta, nel 2003 con la proposizione del ricorso all’antitrust a mia firma e nel 2010 a fianco di movimenti ed associazioni di categoria. Non mancheremo neanche questa volta, anche perché questa è una crisi profonda per i pastori ma anche per cooperative e industrie casearie private”. In questi giorni arrivano gli assegni per il latte versati dai pastori nel mese di novembre ed il prezzo è sui 55-60 centesimi al litro. La metà rispetto alle precedenti stagioni: un'azienda media, che versa centomila di litri all’anno, perde 40-50 mila euro. Un tracollo anche per quelli strutturati. “Dal 2013 chiediamo il governo del comparto, con l’associazione interprofessionale – precisa ancora – ed il consiglio regionale, nel giugno dello stesso anno, ha pure deliberato unanime la sua costituzione. Un patto tra pastori, trasformatori e consumatori per decidere quanto latte trasformare in formaggio, come metterlo sul mercato e persino le azioni di educazione alimentare e di sovranità alimentare, con il consumo nelle mese sanitarie e scolastiche. Ma la risposta lenta e burocratica ci ha portato a questo suicidio di massa”.