15/04/2013, 17:08

La linea » Te lo do in testa il telelavoro!

di Alessandra Corrias

A parte qualche sporadica e isolata reazione, tutto tace nel mondo politico italiano in merito alla brillante idea dei cosiddetti “saggi” di incentivare il telelavoro femminile. Rispetto ad un milione di altre possibili idee innovative, sostenibili e praticabili, dieci anziani non eletti ma nominati non sono riusciti ad inventare niente di meglio, per risollevare la crisi sociale ed economica italiana, che rinchiudere le donne in casa davanti a un computer, mentre il sugo bolle e il bambino piange.
Questo è, fino ad’ora, uno dei più brillanti risultati ottenuti dalla morte della politica, e tutto mi fa pensare che il peggio debba ancora arrivare.
La favoletta dei Cinquestelle sul fatto che un Paese possa essere governato anche in assenza di un governo politico dimostra tutta la sua evanescenza proprio di fronte ai temi di maggiore impatto sociale, nei quali, in mancanza di una responsabilità politica emergono, come appunto in questo caso, i peggiori istinti maschilisti e dittatoriali altrimenti destinati alla sanzione e alla vergogna. L’assenza della politica non annienta i poteri forti ed egoistici, al contrario li legittima e li fortifica. La mancanza di un interlocutore di riferimento identificato nella maggioranza elettorale dei cittadini, è il lasciapassare per la prepotenza e i colpi di mano che non devono rispondere a nessuno, perchè non hanno paura del consenso.
In mancanza di un governo politico è l’oligarchia a prendere le decisioni che scandiscono la nostra vita, e noi da cittadini, con buona pace dei casaleggesi, ritorniamo ad essere sudditi.
L’accesso delle donne al lavoro è una conquista irrinunciabile che ha reso il mondo migliore e che va difesa con ogni mezzo: non è possibile farsi incantare dalle stupidaggini sulle quote rosa mentre viene eroso sotto i nostri occhi un intero sistema di libertà e autonomia delle persone.
Il telelavoro, già di per sé, rappresenta una delle conseguenze più alienanti del liberismo, che sta smantellando i sistemi di produzione collettiva in cui i lavoratori, operando insieme, potevano parlarsi, conoscersi, unire le forze e salvaguardare i propri diritti. Chi lavora fuori da un gruppo è isolato, non ha nessuno che lo difende, è solo, controllabile, ricattabile, schiavizzabile.
È incredibile che proprio chi si pone come soggetto di rinnovamento ( cioè i Cinquestelle) abbia nel proprio programma “l’incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro”.
Non sanno quel che fanno, è evidente.
Per quanto riguarda le donne ciò è ancora più grave: non ha prezzo, per una donna che mantiene ancora, sulle proprie spalle, le maggiori responsabilità di cura della casa e della famiglia, avere un luogo in cui andare a lavorare. Vestirsi, curare la propria persona, avere un motivo per uscire di casa che non sia fare la spesa, vedere e conoscere persone. Non scherziamo. Si parla di un diritto intoccabile e vitale, si parla della dignità delle persone.
Prima di noi, prima della rete, prima delle “quirinarie”, c’era un mondo che ci sembrava meno civile, dove in guerra si risparmiavano le donne e i bambini, dove quando c’era un disastro si salvavano prima le donne e i bambini. Che i selvaggi ne sapessero più di noi? Da chi è fatta la vita se non dalle donne e dai bambini? Chi fa girare veramente l’economia, se non i bambini? E allora, che vuol dire? Vuol dire che alle donne devono essere garantiti una serie di servizi, di benefit, di agevolazioni, che ne permettano la realizzazione dignitosa in ogni campo, dalla maternità alla carriera. Vuol dire assegni di maternità per tutte – non solo per chi ha contratti a tempo indeterminato – vuol dire premialità e non penalizzazioni per chi fa figli, vuol dire asili nido, vuol dire uno Stato sociale che non consideri gli strumenti di assistenza e opportunità per le donne una voce di bilancio negativa, ma un investimento per incentivare la produttività e il benessere sociale.
Delle quote rosa me ne frego. O meglio, le posso considerare un surplus, ma non l’unica “foglia di fico” (quanto ti piace, Grillo, questa espressione?) per mascherare la nullità delle idee e delle azioni nei confronti di donne e bambini.
E ce l’ho in particolare con i Cinquestelle perché hanno guadagnato il consenso proponendosi come innovatori, quando nel loro programma non c’è niente, ma proprio niente a favore delle donne.
Inutile vantarsi di aver portato più donne in parlamento, se sono chiamate ad avvallare risultati come quello dei dieci saggi. Inutile avere una portavoce come la Lombardi, che nella sua aggressività cieca imita i peggiori difetti della politica maschile. Inutile continuare a battere sulle quota rosa se si tratta solo di riservare posti di facciata per donne scelte dagli uomini.