26/02/2013, 16:04

La linea » La telefonata.

di Alessandra Corrias

La telefonata della verità è stata quella con mio compare. Non uno qualsiasi, dico. Uno dei miei migliori amici di sempre: “Comà, molti punti del vostro programma sono condivisibili, sarà interessante per le regionali, ma adesso è il momento di salvare l’Italia. È il momento di votare Grillo”.
L’ho capito in quel momento che il movimento cinquestelle ci avrebbe sovrastati, in questa avventura elettorale. E lo sapevo perché abbiamo troppe cose in comune perché ciò non accadesse. Il nostro elettorato di riferimento è lo stesso, le nostre priorità sono quasi identiche. Stesso identico mare, solo che noi eravamo una gocciolina, rispetto al famoso tsunami.
E certo che lo sapevamo.
A me ad esempio non poteva sfuggire la passione della maggior parte dei nostri per Grillo. E dei miei amici. E dei miei coetanei.
Non poteva sfuggirmi tanto che, andando oltre le critiche che ho sempre fatto al movimento, ho scritto un articolo apposta per dire quello che sentivo, ovvero: siamo circondati da gente che ha intenzione di votare Grillo, e non lo possiamo ignorare.
Partecipare attivamente alle competizioni elettorali -  pure a quelle dove praticamente utopico ottenere risultati tangibili -  serve anche a questo: a capire se si sta andando nella direzione giusta.
Guardo a questi risultati con due prospettive diverse e complementari: quella da cittadino italiano un po’ preoccupato e un po’ eccitato dalla situazione clamorosa in cui siamo piombati, e quella da rappresentante di un soggetto politico che da tre anni cerca di portare le questioni sarde su un piano concreto che le porti finalmente a una soluzione. Primo passo per avere libertà di coscienza: sollevarsi dalle strutture ingessate dei partiti novecenteschi e andare al di là della contrapposizione destra/sinistra, quando questa è stata svuotata di significato dagli stessi partiti che pretendevano di farsene portatori, ma che in realtà non hanno fatto che utilizzarla come ricatto morale per un bacino di elettori ideologizzati (sempre più esiguo).
Chiunque abbia la curiosità di andarsi a leggere i primissimi interventi scritti da noi tutti nella fase embrionale del nostro movimento, scoprirà che questa liberazione dai vecchi schemi è stata una delle priorità: e il tempo ci ha dato ragione. Certo, non ci sentirete mai sorvolare su valori che consideriamo fondanti come l’antifascismo, ben al di sopra e ben più indispensabili di una semplice distinzione fra destra e sinistra. Non a caso - anche se alcuni prefetti fanno finta di dimenticarsene - essere di destra in Italia non è illegale, essere fascisti si. C’è una bella differenza. Ma qua si tratta, ancora, di distinzioni fra noi e il movimento cinquestelle che hanno ragione di essere proprio in base alla storia da cui noi veniamo, e a quella, ancora tutta da scrivere, di chi è impegnato nel movimento di Grillo.
A partire da oggi i 170 parlamentari cinquestelle non potranno solo mettere in pratica le loro  - quasi tutte condivisibili – istanze, perché la politica non è una sala operatoria asettica dove il chirurgo opera e gli altri stanno a guardare. Dovranno combattere, ma ancor più dialogare, confrontarsi, e farsi una buona dose di anticorpi alle lusinghe che, vi assicuro, ci saranno. Staremo a vedere.
Per quanto riguarda invece la nostra avventura locale, il mio personalissimo giudizio è che, visto il contesto del tutto nuovo e imprevedibile nel quale ci siamo trovati, i risultati regionale e provinciale sono da considerarsi buoni e degni di nota. La città di Nuoro ha visto il risultato più deludente, abbiamo preso davvero pochi voti, ma considerato il moto d’opinione, di reazione, di protesta in una città che davvero soffre molto, che ha fatto diventare cinquestelle il primo partito, non possiamo che prendere atto della realtà, fare una sana autocritica e metterci l’obiettivo di farci ascoltare meglio e più concretamente.
Quella telefonata è stata illuminante, non metteremo la testa sotto la sabbia: portiamo a casa la lezione, e riflettiamo sul futuro.