21/02/2017, 14:55

Rassegna stampa » Agricoltura. Sofferenza e disagio

Dal settimanale Libertà della Arcidiocesi di Sassari

Riportiamo l'articolo pubblicato dal settimanale Libertà dell'Arcidiocesi di Sassari, sulle motivazioni che hanno spinto il mondo agricolo sardo guidati da Coldiretti Sardegna a manifestare il 1 febbraio a Cagliari.

Coldiretti Sardegna dopo aver percorso tutte le vie diplomatiche è costretta, per dar voce e dignità ai propri soci, a calcare la strada della manifestazione di piazza.

Per l’Organizzazione agricola si tratta dell’ultima ratio perché convinta che  il dialogo e la discussione siano la strada maestra. Non ci si è mai limitati alla denuncia dei problemi ma si sono sempre proposte delle soluzioni con lo spirito di discuterle. Alla Giunta in carica è stato lasciato il tempo di lavorare e poter dare delle risposte che purtroppo non sono arrivate. La manifestazione ha l’obiettivo di portare la voce di sofferenza e disagio nel Palazzo.

Il mondo agricolo sta vivendo una crisi profonda in tutti i settori. In questo momento c’è bisogno di una politica più attenta e vicina ad un comparto strategico della nostra Isola. Gli agricoltori e gli allevatori sono i custodi del territorio; con il loro lavoro quotidiano e faticoso ci garantiscono il governo del territorio oltre che dei prodotti eccellenti. 

Le ferite che indeboliscono il comparto sono plurime e diverse. Riguardano le filiere, purtroppo distorte, dove l’anello più debole, il produttore risulta sempre quello più penalizzato che si accolla le perdite della crisi.  

Il mondo allevatoriale, che ci vede eccellere nel mondo, si ritrova con il prezzo del latte dimezzato in meno di due anni; i cerealicoltori, nell’ultimo anno, hanno visto scendere del 30 per cento il prezzo del grano e vedono mortificato il proprio lavoro dall’invasione delle importazioni a basso costo che non rispettano certo tutti i crismi igienico sanitari. In entrambi la remunerazione del prodotto è la stessa o inferiore a quella di quant’anni fa. Un litro di latte oggi costa meno di un litro di acqua, mentre 5 kg di grano costano quanto un caffè.

Sono purtroppo solo alcuni esempi della non riconoscenza, anche economica, al produttore del lavoro, della passione e del saper fare che avviene ancora in simbiosi con la terra e gli animali. 

Ma oltre che sulla remunerazione dei prodotti, l’agricoltura soffre una politica poca coraggiosa e lungimirante che tende a rinviare le decisioni. In questo modo le aziende agricole si ritrovano soffocate da una burocrazia elefantiaca, costrette a vivere nell’incertezza e dunque impossibilitate a programmare. Oltre alle oscillazioni dei prezzi, non si conoscono i tempi di erogazione dei premi comunitari, cosi come si coltiva senza conoscere quantità e costi dell’acqua. Si combatte con una fauna selvatica ormai fuori controllo.   

Questi, e tanti altri, sono i problemi, che affliggono l’agricoltura sarda. Ciò che si chiede alla massima Istituzione regionale è innanzitutto il buon senso. Il venire incontro con politiche di sostegno, laddove la situazione si è incancrenita, ai produttori, consentano di superare questa grave crisi. Oltre al contingente, imprescindibile, è opportuno iniziare a guardare il futuro e programmare insieme la politica agricola sarda, che ci ha dato tanto nel passato e ancora di più ci potrà dare nel futuro. Lo si deve alla Sardegna e lo si deve a questa nuova generazione che sta riscoprendo la campagna con passione e intelligenza.