20/07/2013, 20:08

Kalarikes » Sovranismo alla Richelieu

di Matteo Marteddu

Se non altro, sul piano della ricerca linguistica, il Sovranismo alla Paolo Maninchedda, immette nella glottologia politica sarda nuove iperboli e forse anche nuove suggestioni. Improbabili, non solo i risultati, ma anche le declinazioni innovative rispetto al mondo che fugge continuamente sui canali del web. C'è comunque nella stratigrafia del pensiero, la vecchia aspirazione, tenuta sempre a mezza altezza del dibattito autonomista, della origine dei poteri, del rapporto con lo Stato, del rifiuto delle materie delegate o del potere concorrente. Sembrerebbe roba per  tecnici o per nostalgici; un pò lo è, come si avverte prepotente il tentativo, pur legittimo di aggirare la legge elettorale che non premia certo i pensanti, ma molto i trafficanti. Quindi il linguaggio di Paolo interroga i cittadini, pur nella sua astrattezza rispetto alla globalizzazione e alle inquietudini dell'Europa che cerca essa stessa la collocazione di questo nuovo secolo. La Sardegna? Che sarà mai avere  il potere esclusivo, non delegato come oggi, in materia di tutela di paesaggio o di tutela dei beni culturali? La Regione farraginosa e spendacciona li tutela meglio dello Stato? E dove passa l'idea di Sardegna, nella acquisizione di qualche pezzo di rudere dismesso? Come si esercita il Sovranismo? Con la capacita' di battere moneta, di sguainare la spada o di indossare la toga? Certo un popolo ha il diritto e il dovere di ripensare su se stesso; ma io sono per alzare lo sguardo e gli orizzonti, non per piegarci miseramente su noi stessi. Se ne parlerà, al netto dei tatticismi elettorali. E come la mettiamo con la Fondazione Banco Sardegna, anzi con Antonello Cabras, sovranista? Chiamato come ospite d'onore, di questi tempi, da Maninchedda? E come se Robespierre avesse chiamato il cardinal Mazarino o Richelieu alla prima convenzione rivoluzionaria, o Lenin avesse concordato con il frate Rasputin l'assalto al palazzo d'inverno. Ogni stagione ha il suo linguaggio, talvolta declinante nel ridicolo.