25/10/2017, 10:51

Politica » La Sardegna che vogliamo: parola a Piero Marteddu intervenuto a Villagrande per parlare dell'ambito scolastico

Buongiorno a tutti. Per l’incontro di oggi sono stato indicato come esperto; consentitemi perciò di iniziare il mio intervento col riferirmi al significato etimologico della parola esperto e alla definizione che se ne da in ambito filosofico,  perchè è utile per introdurre la mia riflessione sul tema di cui devo trattare. Esperto deriva dal latino expertus che è il participio passato del verbo EXPERIRI e significa persona che ha esperienza e conosce per prova; IN FILOSOFIA invece la definizione esperto si usa spesso in riferimento alla conoscenza empirica, fondata cioè sull’esperienza immediata e della pratica. Tutto questo per dire che sono esperto in quanto opero tutti i giorni nel mondo della scuola, ne conosco problemi e difficoltà, per la funzione Dirigenziale che svolgo nell’Istituto Comprensivo di Orotelli¬-Ottana, in luogo di un Dirigente reggente che è titolare presso altra sede. E la prima riflessione che voglio fare attiene proprio alla grave carenza di Dirigenti Scolastici, che è certamente un problema che investe tutta l’Italia da Milano a Palermo, ma che ha ricadute più pesanti nelle aree territoriali più deboli come la Sardegna, e, in particolare, nelle aree più interne.

QUALCHE NUMERO per capire: in Sardegna ci sono 320 autonomie scolastiche e meno di duecento Dirigenti; ne mancano all’appello OLTRE CENTO e, il prossimo anno il numero è destinato ad aumentare perché si prevedono circa cinquanta pensionamenti. Nelle aree interne, e in particolare nel Nuorese, la situazione è ancora più grave. L’assenza del Dirigente Scolastico, cioè del LEADER EDUCATIVO, è grave carenza per la scuola perché viene a mancare il Coordinamento dell’attività didattica, FONDAMENTALE, oltre alle altre funzioni istituzionali che attengono alle relazioni con le famiglie, con gli Enti Locali e il territorio più in generale; per continuare con le responsabilità legate alla protezione e alla prevenzione dei rischi; alla trasparenza e all’integrità nella gestione amministrativa; alla contrattazione integrativa per le attività del personale e altro ancora. INSOMMA UNA FIGURA ESSENZIALE. Serve allora che chi si candida a governare la Regione ponga la questione della presenza stabile dei Dirigenti Scolastici nelle scuole come FONDAMENTALE all’interno della più vasta questione dell’Istruzione e della Formazione. E nella Conferenza Stato-Regione la Sardegna deve farsi sentire con forza, facendo leva sul nostro Statuto che, all’art. 5, dispone ampie prerogative per la nostra isola. Interventi come quelli previsti nell’ambito del progetto TUTTI A ISCOL@,  a sostegno delle Istituzioni Scolastiche in reggenza, sono segnali, seppur importanti, da parte della Regione, ma nettamente provvisori e insufficienti, considerato che non si risolvono alla radice i problemi finanziando la sostituzione di  docenti che affianchino a tempo pieno per qualche mese i Dirigenti Scolastici. ALTRE DUE QUESTIONI sono, a mio avviso, rilevanti per una QUALIFICATA E QUALIFICANTE sfida di governo: INVESTIRE DI PIU’ PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DELL’ISTRUZIONE E DELLA FORMAZIONE come condizione essenziale per la crescita e lo sviluppo della nostra isola; LA LINGUA, LA NOSTRA LINGUA SARDA, come strumento di elevazione culturale per le giovani generazioni della Sardegna.


PARTO DA QUALCHE DATO: la Sardegna è tra le Regioni italiane con il più alto livello di abbandono scolastico e con una percentuale di studenti con difficoltà di apprendimento, che è aumentata negli ultimi anni, sia per la lingua italiana che per la matematica. Secondo un recente rapporto sulla povertà educativa, in Italia circa un quarto dei ragazzi di 15 anni non raggiunge le competenze in matematica e in lettura. MA IL DATO PIU’ ALLARMANTE E’ LA DIFFERENZA rilevante tra le varie regioni; un ragazzo di 15 anni CHE VIVE IN SARDEGNA ha il triplo di possibilità di NON raggiungere le competenze minime in matematica e in lettura rispetto al quindicenne che vive nella Provincia di Trento. Nelle regioni del nord come LA LOMBARDIA e IL FRIULI la percentuale dei minori che non raggiunge i livelli minimi di competenze è sotto il 15%, IN SARDEGNA SUPERA INVECE IL 25%. In Italia il 15% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni non consegue il diploma superiore e abbandona anzitempo ogni percorso formativo. La media europea dell’abbandono scolastico è dell’11%. LA SARDEGNA è tra le regioni d’EUROPA con la più alta percentuali di ragazzi che abbandonano gli studi senza conseguire un diploma superiore né concludere un corso di formazione professionale.


CHE FARE? QUAL’E’ LA SFIDA? Beh non può che essere quella di migliorare e innovare l’offerta formativa, con progetti mirati e con una rete di scuole che OFFRANO istruzione di qualità. In queste ore si sta discutendo nei Comuni e nelle Province di dimensionamento scolastico per l’anno a venire; credo che dobbiamo fare uno sforzo NETTAMENTE superiore al passato perché non possiamo più accontentarci di salvaguardare i PES (PUNTI DI EROGAZIONE SCOLASTICA) in ogni comune purchè sia, ma pensare e agire invece per programmare con le popolazioni, soprattutto nelle aree interne, una scuola di qualità, innovativa, coinvolgente, attrattiva per i ragazzi, che così possono essere dissuasi dall’abbandono. Ragionare quindi per Poli Scolastici territoriali che sviluppino solidarietà tra le popolazioni e i Comuni che le rappresentano, in uno sforzo culturale e sociale condiviso, che garantisca la presenza della scuola con numeri adeguati di alunni, per una efficace attività didattica che consegua risultati ottimali. PER CAPIRCI MEGLIO: esistono in Sardegna Comuni che da qualche anno si sono accordati per avere la Scuola dell’Infanzia, la Scuola Primaria e la Scuola Secondaria di primo grado non concentrate in ogni comune con numeri scarsissimi di alunni, ma suddivise per ordine di scuola, infanzia da una parte, Primaria dall’altra e Secondaria in un’altra ancora, così da evitare accorpamenti forzosi e cancellazione di scuole, con una sinergia intelligente ed efficace. Sono buone prassi che esistono, ad esempio, nelle aree più periferiche della provincia di Sassari, nel Marghine in provincia di Nuoro e in alcune realtà del Cagliaritano e dell’Oristanese. Si può garantire così una presenza capillare e diffusa della scuola e un’offerta formativa efficace. La Regione deve favorire e agevolare questi percorsi, investendo maggiori risorse per sostenere le Comunità locali per i trasporti, per l’attuazione del tempo pieno e del tempo prolungato, per aiutare l’innovazione dell’offerta formativa, rafforzando, ad esempio, le competenze informatiche, sempre più essenziali, e le discipline sportive e musicali.

UN MODELLO CHE IO CHIAMO CITTADELLA SCOLASTICA TERRITORIALE E CHE DEVE DIVENTARE OBIETTIVO POLITICO DI GOVERNO.  Lo spopolamento si combatte con politiche adeguate per la natalità, e ci sono Comuni, come Ollolai, con lodevoli interventi come il bonus bebè, e con un efficace sostegno ad innovative azioni per l’istruzione e la formazione, premessa indispensabile per creare lavoro e occupazione stabili e durature. TERZA QUESTIONE E CHIUDO: la nostra lingua. Non entro nel merito del dibattito culturale sull’uso di una lingua comune e sulla difesa delle varianti perché ci porterebbe lontano. Anche se nella sfida per il governo la questione linguistica è centrale per i forti legami con la nostra identità di sardi, i nostri costumi e le nostre tradizioni. Mi limito a dire che occorre rafforzare e potenziare la promozione, l’approfondimento e lo studio nelle scuole della nostra lingua: ma non con progetti sporadici, seppur importanti,( il mio Istituto ne attua da anni in tutti gli ordini di scuola) attraverso la LEGGE N° 6 DEL 2016. Ma facendo una battaglia forte e determinata, in attuazione dell’art. 5 dello Statuto, perché lo studio della nostra Lingua diventi materia curricolare, al pari dell’Italiano e dell’Inglese, importanti certo, COSI’ COME e’ importante però tutelare , promuovere e valorizzare il nostro patrimonio linguistico e culturale. La consapevolezza che una una Sardegna nuova passa inevitabilmente per più istruzione, più cultura, più formazione, deve essere la nostra sfida. Concludo con una citazione di Emilio Lussu, che racchiude il senso profondo di questa sfida larga, aperta e di speranza, che ci vede convinti, impegnati e che ci vedrà protagonisti: “ IL POPOLO SARDO, COME I POPOLI VENUTI ULTIMI ALLA CIVILTA’ MODERNA E GIA’ FATTISI PRIMI, HA DA RIVELARE QUALCOSA A SE’ STESSO E AGLI ALTRI, DI PROFONDAMENTE UMANO E NUOVO”. E’ la nostra sfida, CARE AMICHE E CARI AMICI, è la sfida GRANDE CHE DOBBIAMO VINCERE.