17/04/2018, 17:05

Economia » Rilancio zone interne: taglio tasse regionali, punto franco e no assistenzialismo

 

Per dare occasioni di lavoro nella Sardegna rurale, la parte più vitale dell’isola, non serve assistenzialismo ma mettere in rete le azioni virtuose già messe in pratica e una riduzione delle tasse con i punti franchi.
Lo sostiene La Base per voce del suo presidente Efisio Arbau secondo il quale “l'Isola delle piccole patrie che senza soldi e con il taglio progressivo dei servizi regionali e statali riesce a tenere in piedi un tessuto sociale che nelle aree urbane è sfumato e lasciato al suo destino”.
E’ questa, secondo La Base, la Sardegna delle produzioni agricole di qualità e quantità ed anche quella che conserva i valori identitari isolani, detiene i maggiori polmoni verdi d'europa, fornisce l'acqua a buona parte dell'isola ma che nonostante tutto si spopola: si fanno pochi figli ed i giovani emigrano verso il nord Europa.
Cosa fare? Intanto mettere in rete e rendere comuni le buone prassi, e sono tante. Secondo finirla con l'assistenzialismo. Non siamo una riserva indiana, abbiamo idee e passione per lavorare, produrre e creare posti di lavoro. E' necessario, innanzitutto ridurre al minimo le tasse regionali, una sorta di taglio draconiano per i paesi rurali e chi ha la sede legale sul territorio, poi con la perimetrazione dei punti franchi collegare l'area industriale di Ottana con il punto franco di Oristano per dare un incentivo importante ad uno sviluppo vero e non drogato dai contributi a pioggia.
Inoltre, per rilanciare l’anima dell’economia delle zone interne, occorre mettere in pratica una delle proposte avanzate da La Base nell’autunno del 2016: un fondo straordinario per l’occupazione nelle aziende agropastorali.
Fondo che costerebbe alle casse regionali 20 milioni di euro annui (programma triennale) e che darebbe lavoro a 2 mila persone. Una chiamata alle armi del lavoro in campagna ai giovani, per evitare che la pastorizia e l'agricoltura muoiano per mancanza di vocazioni.
Un fondo da incardinare in capo all’assessorato agli Enti locali, che lo potrà trasferire ai Comuni, unici soggetti capaci di fare una istruttoria veloce, senza burocrazia e controllata socialmente dai cittadini.
Da espletare in modo snello e semplice: a sportello attraverso il Comune dove ha sede legale l’azienda agropastorale, con un massimo di diecimila euro a lavoratore e un massimo di tre lavoratori per azienda; un contributo straordinario a fondo perduto, da cumularsi con altre misure di sostegno al settore.

Disegno di Lorenzo Vacca